Dove conviene aprire un conto all’estero

Da quando è scoppiata la crisi dell'euro non è più sufficiente guardare solo ai rendimenti offerti per decidere se aprire un conto all'estero. Entrano in gioco nuove variabili...

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Scritto da: in Conti correnti > Conti deposito il 22 / mar / 2013

Aprire un conto corrente all’estero è una prassi che viene attuata dagli investitori per ottenere vantaggi fiscali e rendimenti più elevati sui depositi bancari. Tralasciando motivazioni che trascendono la legalità e gli aspetti fiscali, appare subito evidente che l’apertura di un conto estero avviene quando c’è la possibilità di beneficiare di tassi di interesse più elevati rispetto a quelli praticati dalle banche operanti sul territorio nazionale. Tuttavia, la crisi di Cipro ha evidenziato che oggi occorre valutare attentamente il rischio-paese prima di depositare denaro in una banca oltre confine.

Il fascino del conto a Cipro è dovuto al fatto che la piccola isola del Mediterraneo offre un rendimento medio lordo annuo del 4,53%, quasi il doppio rispetto al tasso medio praticato dalle banche in Italia. Se nel Belpaese tutto sommato il rendimento appare accettabile, il confronto diventa impietoso con i tassi praticati in paesi come la Germania, il Belgio, l’Austria o la Francia.

Il possibile prelievo forzoso dai depositi bancari di Cipro fa emergere un rischio che fino a qualche anno fa non veniva nemmeno preso in considerazione, ovvero il rischio-paese. A questo va aggiunto anche il rischio di controparte, quando la banca è a rischio fallimento, sebbene ogni paese tutela i depositi con appositi fondi di garanzia fino a un certo limite (in Italia fino a 100mila euro). Non basta, dunque, guardare solo ai rendimenti offerti: da quando è scoppiata la crisi dell’euro entra in gioco anche il rischio-paese (il rischio-controparte era emerso con forza dopo il crack Lehman).

In base ai dati Bce riferiti a gennaio 2013, nell’eurozona i rendimenti medi più alti sui conti deposito vincolati a un anno si trovano in Grecia (4,59%), Cipro (4,53%), Italia (2,56%), Portogallo (2,47%), Spagna (2,43%) e Slovenia (2,28%), ovvero tutti quei paesi in difficoltà finanziarie. I tassi più bassi si riscontrano in Belgio (0,81%), Austria (0,86%) e Germania (0,92%). Da un punto di vista fiscale bisogna poi ricordare che il decreto “Salva-Italia” ha introdotto l’Ivafe, un’imposta annua dello 0,15% sul denaro depositato nei conti correnti oltre confine.